Pasqua 2020

Da oggi, Giovedì Santo, come negli anni passati, in Santuario sono sospese le celebrazioni.
Riprenderemo domenica, Pasqua del Signore, con la S. Messa alle ore 18,00, preceduta dalla preghiera del rosario, chiaramente a porte chiuse, e verrà trasmessa sul canale YouTube del Santuario .
 

Costretti a restare chiusi in casa, invito a seguire le celebrazioni del Triduo Pasquale, presiedute da Mons. Arcivescovo: verranno trasmesse dalla rete SUPER TV – canale 605 ,  con i seguenti orari:

Giovedì Santo, ore 17,00; 

Venerdì Santo, ore 16,30;

Sabato Santo, ore 20,00; 

Domenica di Pasqua, ore 12,00.

A tutti, uniti nella preghiera vicendevole e per la Chiesa e per l’intera famiglia dei popoli, l’augurio di una Santa Pasqua, cioè di un passaggio, vera conversione a una vita meno superficiale, ma più attenta ai valori umani, civili e cristiani per essere persone migliori.   Buona Pasqua.

Il Rettore

“ Al levar del sole…”di Giuliano Saredi, ssp

La croce, il sepolcro vuoto.

Due icone affiorano alla mente e parlano al cuore, celebrando il Triduo pasquale della morte e risurrezione di Gesù: il si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio (Mc 15,33), che precede e accompagna le ultime ore del Crocifisso, e l’annuncio sorprendente del giovane in veste bianca presso il sepolcro al levar del sole …. E ’risorto, non è qui (Mc. 16,2.5-6).

Nel primo Venerdì santo della storia, Maria è rimasta in silenzio ai piedi del Figlio morente, ne ha ascoltato la voce straziata, ne ha raccolto le ultime volontà: Donna, ecco tuo figlioEcco tua madre, né le sono sfuggite le parole del compimento della missione; poi il discepolo l’accolse con sé (Gv 19,25-30).

Maria entra nel primo Sabato santo della storia. Giorno di fitta oscurità, di smarrimento e di paura per i discepoli; tempo di silenzio e di attesa per Maria. In questo sabato – che sta tra il dolore della croce e la gioia di Pasqua – ella veglia nel silenzio e nella speranza, rivive le grandi tappe della sua vita, sigilla le gioie e le lacrime con la forza della sua fede. Quel sabato fu per lei memoria, lode e speranza.

La memoria del cuore.

Chissà quante volte, nei trent’anni della vita terrena di Gesù, Maria ha pensato alla “spada” predetta da Simeone (Lc 2,35), che le si presentava più appuntita e pungente davanti a parole incomprensibili del Figlio (al Tempio, a Cana) e al crescere delle ostilità verso di lui! Frammenti di vita, fissati nella memoria del cuore e che ora, a uno sguardo d’insieme e di fede, appaiono nella loro coerenza, si compongono in armonia e fanno trasparire verità e bellezza.

Gli esegeti attribuiscono all’espressione meditare nel proprio cuore (Lc 2,19) un significato di tipo apocalittico: lo svelamento di ciò che il cuore conserva avverrà nel tempo segnato, che per Maria è l’oradella croce-glorificazione del Figlio (Gv 13,31).

In questo sabato ella estrae dal deposito del suo cuore le tessere che formano il mosaico della sua vita. Si rende conto che fatti, parole, situazioni vissute fanno parte di un disegno, unico e misterioso, che ora le si mostra più nitido e convincente.

Riflette Carlo Maria Martini: “è la grazia di visione sintetica e mistica del piano di Dio che a te, o Maria, è stata comunicata dalle parole dell’angelo Gabriele quando riassumeva in tua presenza il destino del figlio di Davide (Lc i,32-33). E’la grazia di contemplazione unitaria delle costanti dell’agire divino che tu hai cantato nel Magnificat(Lc 1,40-55). E’ l’esercizio del ricordo meditativo dei fatti salvifici che tu, o Maria, hai praticato fin dall’inizio: “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Sulle sue labbra riaffiorò il Magnificat.

Incommensurabile è il dolore di una madre, cui il figlio è tolto tragicamente: “O voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam. 1,12). Le lacrime accompagnano il Sabatosanto dellaMadre di Gesù; lacrime sospese tra il Fiat dell’Annunciazione e il Fiat del sepolcro, temperate da una fede spoglia ed eroica; lacrime consolatrici per le tante ferite cauterizzate dall’amore supremo del Figlio. In un giorno lontano, non aveva ella danzato per quest’opera stupenda sulle note del Magnificat?

 

Dopo il sabato, l’alba …

“La Chiesa del mattino di Pasqua è Maria, la madre del Signore. Nella casa dove, a richiesta di Gesù agonizzante, Giovanni l’ha accolta dalla vigilia, ella spera contro ogni speranza, con il cuore trafitto, ma in pace. “Fiat!”. Ma ecco che la notizia la raggiunge: notizia degli angeli, notizia del sepolcro vuoto, notizia del giardiniere. Ella non ha bisogno di vedere, di sentire, di toccare. Subito, capisce che Dio ha esaudito il grido del suo unico Figlio, e che lei è divenuta la madre di questo popolo immenso di discepoli che Gesù ama come suoi fratelli” (Albert Decourtray).

                                                           (Dal mensile Madre di Dio, Aprile 2020)